Strano Paese il nostro. Se un magistrato compie semplicemente ed esclusivamente il proprio compito di indagare e mettere naso su reati e malefatte (vere o presunte, va poi rigorosamente verificato) viene subito eletto a eroe.
Se un uomo politico, sia esso un assessore di campagna, un deputato o ministro, svolge il proprio mandato nell´esclusivo interesse del bene comune della collettivitá, si trasforma quasi in un salvatore della patria. Se un dipendente statale - prendiamo un insegnante, un impiegato dell´anagrafe oppure un altro dirigente ministeriale - conduce la propria attivitá professionale senza doppi impieghi e facili assenteismi, ci pare di trovarci di fronte ad un extraterrestre catapultato da chissá quale galassia.
Tutto quello insomma che dovrebbe rientrare nella cosiddetta normalitá (una carriera politica seguita nell´interesse del bene del Paese, un´attivitá giudiziaria condotta a difesa dei cittadini, un´attivitá amministrativa svolta nell´intento di far funzionare al meglio uffici e servizi pubblici) in Italia ha dello straordinario. E questo non per merito dei “bravi”, bensí per demerito dei molti colleghi che preferiscono le ruffianerie del Palazzo, l´imboscarsi tra le mille maglie della burocrazia, oppure difendersi dietro il cosiddetto “posto sicuro”.
Rifiuto la spettacolarizzazione dei cosiddetti politici salvatori della patria (ce ne sono ancora in giro?), e provo l´allergia di fronte ai magistrati superstar. Esprimo invece il massimo rispetto ed ammirazione per quelle persone – e per fortuna ce ne sono ancora in giro – che ogni giorno si impegnano sul proprio fronte professionale per portare semplicemente a termine il proprio mandato. Per questo sto dalla parte dei magistrati Clementina Forleo e Luigi de Magistris, non perché siano “desiderosi di celebritá”, ma piú semplicemente perché non rubano lo stipendio e svolgono il proprio dovere. Cosí come sto dalla parte di quei tanti dipendenti pubblici, tutori dell´ordine – e anche politici – che quotidianamente si impegnano al meglio, e non finiscono sulle prime pagine dei giornali.
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Pubblicato da sandro grosso 





















