C´é uno stretto legame tra lo scandalo rifiuti in Campania e la Germania, e non é dato soltanto dalla vergognosa caduta di immagine che Napoli, e genericamente tutto il cosiddetto Belpaese, ha avuto all´estero.
É un rapporto fatto di soldi, tanti, che scorrono per circa duemila chilometri di rotaie che collegano la Campania a Cröben, nei pressi di Lipsia, e a Bremerhaven, a pochi chilometri da Brema, dove ogni giorno due treni giungono a destinazione presso i locali impianti di incenerimento per rifiuti. I vagoni scaricano quotidianamente circa 1.500 tonnellate di rifiuti che a casa nostra non vengono né riciclati, né tantomeno smaltiti.
E il tutto, ovviamente, ben pagato dalle autoritá italiane. La Westsächsische Entsorgungs und Verwertungsgesellschaft e la Remondis AG, le societá che gestiscono i rispettivi inceneritori tedeschi, guadagnano fino a duecentomila euro al giorno soltanto dalla monnezza in arrivo dall´Italia.
Tutto questo mentre in Germania - dove sono attivi circa settanta impianti di incenerimento, con una politica da anni attenta alle tematiche ambientali e alla continua ricerca di fonti energetiche alternative, compreso il biogas e il calore prodotti dagli inceneritori – molti medici e studiosi mettono in allarme circa l´emissione di probabili sostanze cancerogene dall´attivitá di smaltimento dei rifiuti. “Non possiamo risolvere qui, a duemila chilometri di distanza, il problema dell´emergenza dei rifiuti presente in Italia”, ha drasticamente commentato Reinhard Loske, rappresentante a Brema dei Verdi.
L´inceneritore di Bremerhaven potrá fino al prossimo giugno accogliere trentamila tonellate di monnezza campana, mentre l´impianto di Cröbern, tra aprile 2007 e tutto il mese di febbraio 2008, smaltirá qualcosa come centomila tonnellate di rifiuti provenienti dall´Italia.
Invece di importare dalla Germania tecnologia e know how in materia ambientale, ci limitiamo a esportare monnezza. Che tristezza.
Lo spettro rumeno si aggira anche in Germania. A mettere tensione tra i due Paesi non é la questione criminalitá, come recentemente accaduto in Italia, bensí l´economia.
Terreno del confronto é la recente decisione, adottata dalla Nokia, di chiudere lo stabilimento di Bochum per trasferire l´attivitá produttiva in Romania, prospettando in questo modo il licenziamento per i 2.300 dipendenti tedeschi.
I politici tedeschi, dal facile populismo del boicottaggio contro il colosso di telefonia cellulare, sono facilmente passati a denigrare la qualitá della manodopera rumena, definita dagli stessi non qualificata e di scarsa qualitá rispetto a quella offerta dalle maestranze tedesche. Il segretario del Partito Socialdemocratico rumeno (Psd), Mircea Geoana (qui il suo blog), si é ufficialmente lamentato del “tono discriminatorio e arrogante” utilizzato dai colleghi tedeschi – e, in modo particolare, dal governatore del Nord Reno WestfaliaJürgen Rüttgers, cristiano democratico – nel definire la qualitá lavorativa dei rumeni.
Al contrario di Geoana, il Partito neocomunista rumeno Ncpr esprime invece tutta la massima solidarietá ai lavoratori di Bochum, denunciando “l´atteggiamento sfruttatorio di Nokia a ricercare sempre facili soluzioni per pagare poco gli operai”.
“I media rumeni hanno poca comprensione per i motivi delle proteste tedesche contro Nokia, e invitano i neodisoccupati di Bochum a trasferirsi in Romania”, commenta invece il quotidiano berlinese Tageszeitung.
Intanto Nokia ha definito la sede dello stabilimento rumeno a Jucu, nel distretto di Cluj, in Transilvania. Inizio dell´attivitá previsto per il prossimo 11 febbraio. Entro il 2009 si prevede l´assunzione di 3.500 dipendenti rumeni.
Rilancio qui di seguito un testo di Silkepil, lasciato inizialmente tra i commenti a questo blog. In caso di scioglimento anticipato di almeno una delle Camere, il referendum slitta automaticamente di 365 giorni a partire dalla data delle elezioni. Quindi il referendum per la modifica della legge elettorale potrebbe essere a rischio, vista la ben nota crisi politica in cui versa il governo Prodi.
“Ormai il Governo passa da una settimana difficile, come quella passata, ad una – come quella che stiamo vivendo – a dir poco terribile. Mastella ha lanciato il suo siluro. E con ogni probabilità affonderà Prodi venerdì sera, costringendolo a rimettere il mandato nelle mani del Presidente Napolitano.
Tra le ragioni del siluro c’è di sicuro, forse prevalentemente, l’idea di far slittare il nostro referendum (in caso di scioglimento anticipato di almeno una delle Camere, il referendum slitta automaticamente di 365 giorni a partire dalla data delle elezioni, ndr). Se questo fosse approvato, verrebbe infatti azzerata la presenza parlamentare dell’UDEUR in quanto tale, così come quella degli altri partiti(ni) che tengono oggi in ostaggio l’iniziativa governativa con la collaudata tecnica dei veti incrociati. Leggi il seguito di questo post »
Mentre a casa nostra Margherita Agnelli cerca di far valere le proprie ragioni in sede giudiziaria circa l´ereditá di suo padre Gianni, in Germania Friede Springer, quinta moglie di Axel Springer, fondatore dell´omonimo colosso editoriale (9.733 dipendenti, oltre 170 pubblicazioni presenti in 33 Paesi) riesce ad avere la meglio di fronte alla Corte d´Appello di Amburgo nei confronti del nipote Sven.
Secondo i giudici tedeschi le volontá testamentarie di Axel Springer sono state rispettate, e la signora Friede continuerá cosí a mantenere la maggioranza azionaria della Springer Verlag. Il nipote Sven si era detto vittima, all´epoca dei fatti, di una truffa, in gravitá della sua giovane etá.
In Germania la vicenda giudiziaria della famiglia Springer é andata avanti 22 anni. Chissá quanto tempo si dovrá attedere in Italia per far chiarezza sul lascito dell´Avvocato.
Onda lunga mediatica della recente epidemia di meningite sviluppatasi in Veneto, e con particolare sviluppo nella provincia di Treviso.
Il Centro di medicina relativa ai viaggi e al turismo Crm, con sede a Düsseldorf, ha nei giorni scorsi diffuso un comunicato (qui trovate il file in pdf) relativo a quanto accaduto il mese scorso in Veneto, consigliando a quanti hanno soggiornato in quel periodo, oppure quanti intendessero recarsi ora in questa regione italiana, a consultare il proprio medico per un´eventuale azione di profilassi.
Il comunicato del Crm precisa come l´Italia, a livello europeo, conti uno tra i tassi piú bassi di infezione e mortalitá per infezione da Meningococco. Nonostante ció viene suggerito ai tedeschi che hanno recentemente viaggiato in Veneto, o comunque nel nord Italia, di chiedere informazioni e consigli al proprio medico.
La notizia l´ho letta in prima pagina sull´Esslinger Echo, settimanale a diffusione gratuita (167.500 copie) distribuito a Esslingen am Neckar, cittá di 92.000 abitanti a pochi chilometri da Stoccarda (qui sotto trovate il ritaglio dell´articolo dal titolo “Agente patogeno in Veneto”, cliccate sull´icona per ingrandire l´immagine).
Ma, considerata l´attivitá dell´ufficio stampa del Crm, sicuramente la notizia é stata amplificata anche da altri mezzi di informazione tedeschi.
Upgrade del 21 gennaio Questa notizia é stata ripresa oggi in prima pagina dalla Tribuna di Treviso (cliccare per ingrandire l´immagine qui sotto), ed é stata data pure da Radio Capital.
La fonte non viene citata: i giornali ormai non citano neppure le agenzie di stampa, figuriamoci i piccoli blogger. Comunque rimane una mia piccola soddisfazione personale. Tanto basta.
In Germania, causa un forte livello dell´inflazione e lo spauracchio di un ennesima crisi economica, il colosso della telefonia cellulare Nokia decide di chiudere lo stabilimento di Bochum e di trasferire la produzione a est, forse in Ungheria, o molto piú probabilmente in Romania. Il che significherá una lettera di licenziamento per circa 2.300 dipendenti, e la prorompente affermazione anche in Germania di un fenomeno ormai assimilato da diversi anni in diverse realtá europee: delocalizzazione. E i politici tedeschi, invece di promuovere sgravi fiscali in grado di attenuare il costo del lavoro, si danno invece alla demagogia. Complice anche una certa stampa qualunquista e capace di ragionare esclusivamente con la pancia e non col cervello (sí sí, mi riferisco alla Bild Zeitung) oggi era tutto un imbalzare di voci del tipo “restituiamo i nostri Nokia e compriamo cellulari di altre marche”.
E il boicottaggio ha giá trovato i suoi due primi testimonial(rappresentati qui sopra, in un´elaborazione grafica tratta dal sito della Bild). Peter Struck, leader dei socialdemocratici, ha giá abbandonato il proprio Nokia N95 chiedendo ai propri uffici di poter utilizzare un altro modello di un´altra marca. Horst Seehofer, ministro con delega alla tutela dei consumatori (cristiano sociale della bavarese Csu) é sulla stessa lunghezza d´onda di Struck, in segno di solidarietá verso i lavoratori e le famiglie che vedono a rischio il proprio posto di lavoro.
Dunque si suggerisce di attuare in Italia analoga iniziativa, restituendo alla famiglia Benetton i pullover provenienti dai laboratori tessili dell´est, e spedendo a Mario Moretti Polegato le Geox fabbricate a Timisoara e dintorni. Tutto questo fa un po´ ridere, anche se il problema della delocalizzazione é un dramma per moltissime famiglie. I politici sbandierano sempre la soluzione piú demagogica, pronta ad alimentare esclusivamente il proprio tornaconto elettorale. E il dramma, qui in Germania, é che quando fanno certe sparate ci credono sul serio.
Disclaimer Da circa dodici anni sono un utilizzatore di telefoni cellulari. E dal primo Nokia modello cassa-da-morto fino all´attuale N95, non ho mai tradito la casa finlandese. Niente di politico in tutto questo. Nokia é una filosofia di vita che va al di lá di destra o sinistra.
In Germania i top manager, i dirigenti delle grandi aziende, i politici, ma pure tutti i semplici cittadini tedeschi che hanno a cuore – per lavoro o per proprio interesse – argomenti di economia politica, leggono Handelsblatt, il quotidiano economico piú diffuso e influente nella vita della finanza tedesca. Dal 2000 nei kiosk appare pure l´edizione tedesca del Financial Times, ma in termini di diffusione e di appeal sulla nomenklatura non ci sono i risultati sperati dall´editore.
Tanto che sembrerebbe essere vicino il momento di una cessione da parte del gruppo editoriale inglese Pearson di tutte le proprie quote relative al Financial Times Deutschland (ovvero il 50 per cento), all´editore tedesco Gruner+Jahr, controllato a sua volta al 75 per cento da Bertellsmann, giá proprietario dell´altro 50 per cento delle quote dello stesso quotidiano.
Non male per una casa editrice fondata nel 1835 da Carl Bertellsmann per sostenere, attraverso la pubblicazione di testi religiosi e didattici, la causa del protestantesimo, e divenuta oggi un vero e proprio colosso dei media a livello europeo. A patto di restituire lustro - e copie - ad una testata dal nome glorioso, ma dai risultati ancora sottotono in territorio tedesco.
A Roma Papa Benedetto XVI é costretto a rinunciare alla visita all´universitá la Sapienza in occasione dell´inaugurazione dell´anno accademico. Nella provincia veneta una studentessa viene insultata e aggredita da un gruppo di facinorosi di estrema destra esclusivamente per aver professato idee politiche contrapposte a quelle dei teppisti.
Viviamo proiettati al futuro, ma ci muoviamo in un pantano impestato di barbari di antica memoria.
Tra le colline di Conegliano e Valdobbiadene (in provincia di Treviso) i produttori di prosecco Doc sono ancora abbagliati da Paris Hilton che, in versione Goldfinger, ha recentemente lanciato la nuova campagna pubblicitario del prosecco in lattina (sic!) Rich(qui sopra il video). La vicenda é vecchia, discussa e ridiscussa (anche su questo blog).
Mi dispiace notare che i rappresentanti della Coldiretti trevigiana preferiscano mettere i puntini sulle i (é chiaro che il Rich Passion é una scopiazzatura del veneziano Bellini, e che la lattina in versione Royal é una semplice riproposizione del ben noto Kir Royal, altro che prosecco venduto per succo di frutta) piuttosto che arginare il fenomeno delle contraffazioni alimentari. Il problema non é tanto Paris Hilton, né tantomeno l´azienda Rich (ognuno fa il suo lavoro, e per questo vanno rispettati), quanto il lavoro che non viene svolto da quanti dovrebbero farsi in quattro per tutelare il prodotto originale che porta il nome della Marca trevigiana in giro per il mondo.
Anche perché quello del Rich é soltanto il fenomeno piú risonante a livello mediatico (in termini di successo tra i clienti non é invece tra i migliori, almeno qui in Germania), mentre molto piú agguerrite sono le catene di discount e supermercati che mettono sugli scaffali vini che ben poco hanno a che spartire con l´originale prosecco.
Perché i produttori di prosecco Doc (anche attraverso il proprio Consorzio e altre associazioni di categoria), gli amministratori locali, la Camera di commercio, gli operatori turistici del Veneto non lanciano una efficace e incisiva campagna di promozione del vero prosecco e di sensibilizzazione contro le frodi alimentari? Perché, invece di alimentare il dibattito fuori dalle porte delle proprie aziende vinicole, non ci si confronta in maniera decisa con l´Europa e il mondo intero? Non occorre ricercare un testimonial all´altezza della Hilton, basterebbe mettere in mostra, in tutta semplicitá e onestá, quant´é buono il nostro vino.
Non c´é pubblicitá migliore di quella che afferma le cose per quello che sono, buone e genuine.
Oltre ad apprendere di tutto (e soprattutto di piú) circa la liaison amorosa tra Nicolas Sarkozy e Carla Bruni gradirei anche ricevere qualche informazione in piú circa le politiche economiche che il presidente francese vorrebbe attuare nel suo Paese. Oppure il ruolo che la Francia vuole ora avere nell´area del Mediterraneo in tema di sviluppo e lotta al terrorismo.
Vorrei che in questa mia “sete” di informazione mi aiutasse la stampa quotidiana, italiana e non, oppure i cosiddetti newsmagazine. Ma i quotidiani si stanno trasformando in settimanali (quelli che una volta si definivano rotocalchi) e riviste di gossip (ma una volta non era piú semplicemente cronaca rosa?). Forse per nasconderci la realtá dei problemi di ogni giorno, come vuole intendere Beppe Grillo? Oppure semplicemente per drogare il mercato delle vendite in edicola e della raccolta pubblicitaria? Io credo un po´ questo e un po´ quello, ma il risultato finale mi rende triste e un po´ incazzato.
Sempre in tema di “problemi dell´informazione”, vi segnalo questo post sul mio Tumblr.
La vergogna piú grande é che, lungo l´asse Napoli – Roma, nessuno si é ancora dimesso, nessuno ha ancora annunciato di farlo, e che nessuno si sogna nemmeno lontanamente di lasciare libera la poltrona che indegnamente occupa. Nessuno.
Curiose inoltre le reazioni della stampa estera: molti link, e un inequivocabile commento su questo fronte, lo lancia Kelablu.