Affaire Nokia, politici tedeschi e rumeni ai ferri corti

Gennaio 23, 2008

Lo spettro rumeno si aggira anche in Germania. A mettere tensione tra i due Paesi non é la questione criminalitá, come recentemente accaduto in Italia, bensí l´economia.

Terreno del confronto é la recente decisione, adottata dalla Nokia, di chiudere lo stabilimento di Bochum per trasferire l´attivitá produttiva in Romania, prospettando in questo modo il licenziamento per i 2.300 dipendenti tedeschi.

I politici tedeschi, dal facile populismo del boicottaggio contro il colosso di telefonia cellulare, sono facilmente passati a denigrare la qualitá della manodopera rumena, definita dagli stessi non qualificata e di scarsa qualitá rispetto a quella offerta dalle maestranze tedesche. Il segretario del Partito Socialdemocratico rumeno (Psd), Mircea Geoana (qui il suo blog), si é ufficialmente lamentato del “tono discriminatorio e arrogante” utilizzato dai colleghi tedeschi – e, in modo particolare, dal governatore del Nord Reno Westfalia Jürgen Rüttgers, cristiano democratico – nel definire la qualitá lavorativa dei rumeni.

Al contrario di Geoana, il Partito neocomunista rumeno Ncpr esprime invece tutta la massima solidarietá ai lavoratori di Bochum, denunciando “l´atteggiamento sfruttatorio di Nokia a ricercare sempre facili soluzioni per pagare poco gli operai”.

“I media rumeni hanno poca comprensione per i motivi delle proteste tedesche contro Nokia, e invitano i neodisoccupati di Bochum a trasferirsi in Romania”, commenta invece il quotidiano berlinese Tageszeitung.

Intanto Nokia ha definito la sede dello stabilimento rumeno a Jucu, nel distretto di Cluj, in Transilvania. Inizio dell´attivitá previsto per il prossimo 11 febbraio. Entro il 2009 si prevede l´assunzione di 3.500 dipendenti rumeni. 

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A rischio il referendum?

Gennaio 23, 2008

Rilancio qui di seguito un testo di Silkepil, lasciato inizialmente tra i commenti a questo blog. In caso di scioglimento anticipato di almeno una delle Camere, il referendum slitta automaticamente di 365 giorni a partire dalla data delle elezioni. Quindi il referendum per la modifica della legge elettorale potrebbe essere a rischio, vista la ben nota crisi politica in cui versa il governo Prodi.

“Ormai il Governo passa da una settimana difficile, come quella passata, ad una – come quella che stiamo vivendo – a dir poco terribile. Mastella ha lanciato il suo siluro. E con ogni probabilità affonderà Prodi venerdì sera, costringendolo a rimettere il mandato nelle mani del Presidente Napolitano.
Tra le ragioni del siluro c’è di sicuro, forse prevalentemente, l’idea di far slittare il nostro referendum (in caso di scioglimento anticipato di almeno una delle Camere, il referendum slitta automaticamente di 365 giorni a partire dalla data delle elezioni, ndr). Se questo fosse approvato, verrebbe infatti azzerata la presenza parlamentare dell’UDEUR in quanto tale, così come quella degli altri partiti(ni) che tengono oggi in ostaggio l’iniziativa governativa con la collaudata tecnica dei veti incrociati. Leggi il seguito di questo post »