Le mie poche, vere, amicizie, sono rappresentate all´ottanta per cento da persone di sinistra, o che comunque poco o nulla hanno a che spartire con i miei riferimenti politici e ideali. La percentuale sfiora il cento per cento quando parlo di conoscenze piú o meno profonde, piú o meno sincere. Nulla di particolarmente straordinario, l´amicizia é un conto, il proprio credo politico o religioso un altro, ci mancherebbe. L´amicizia va al di lá della propria visione della societá, della politica, del mondo. Nulla ha a che spartire col partito che votiamo o sosteniamo idealmente.
Per me tutto questo é un fatto scontato, assodato nel tempo, oserei dire banale. Lo é anche per i miei amici o conoscenti, e buon per me. Non lo é invece per qualcuno che ritenevo una piú che buona amicizia; che in passato mi ha insegnato diversi trucchetti del lavoro e, perché no, della vita. Qualcuno che, al di lá della vis polemica, ci si poteva confrontare su diversi argomenti.
Tutto sbagliato invece. Lo steccato ideologico e moralista rimane alto, insormontabile per un stramaledetto confronto amichevole. Rosso o nero, mangiapreti o bacia banchi, fascista o comunista, antifascista o anticomunista, capitalista o no global, leghista o terzomondista, per le fighe bionde o quelle more. Tutto fottutamente etichettato o etichettabile, come se tutti noi uscissimo in serie da due distinte catene di montaggio.
Questo post é uno sfogo di fine agosto, ma anche messaggio subliminale, non lo nascondo. Dei maestrini che sanno tutto o hanno giá una risposta preconfezionata a ogni domanda mi son rotto le scatole, e da un pezzo. Ho ancora il gusto di scoprire il mondo con i miei occhi, non con quelli di un partito o una setta. Ciao!























Agosto 29, 2008 alle 10:01 am |
Non so chi sia il tuo riferimento (e non è importante saperlo): purtroppo noto che i “maestrini che sanno tutto o hanno giá una risposta preconfezionata a ogni domanda” sono sempre più diffusi (o sono io a essere ipersensibile e a vederne di più?). E ai loro occhi noi siamo quelli che non hanno ancora le idee chiare. Onorato di essere obnubilato, finché significa riuscire ancora a pensare con la propria testa.
Agosto 29, 2008 alle 12:56 pm |
Sottoscrivo.
Settembre 13, 2008 alle 4:33 pm |
Caro Sandro, il caso che tu esponi è tutt’altro che sporadico.
Trattasi di “totalitarismo intellettuale”, definizione un po’ adattata per delineare meglio la volontà di un gran numero di persone tendenti a uniformare il pensiero.
Sono gli stessi che dicono – anche e soprattutto nel web, perché lo schermo è una barriera formidabile, che consente quell’ l’eloquio sprezzante nei confonti dei “dissidenti”, coloro i quali non condividono le loro idee –
“se non pensi come me e come noi tutti colti, intellettuali, che sappiamo non solo vedere il presente, ma prevedere il futuro, significa che sei ignorante, arrogante, prepotente, xenofobo, leghista, nazionalista (eheh un po’ di contraddizione insaporisce la pietanza), conservatore, reazionario, illiberale, fascista, estremista, forse un po’ nazista; e sicuramente non leggi Grillo, Travaglio, non segui la Guzzanti e non hai rispetto per gli “intellettualmente dotati”, per il verbo. E questo perché?
Semplice, perché segui rete4, attingi le notizie dal tg di Fede.
Disprezzano anche quei 500 mila che sono oggi a Lourdes con il papa, ne disprezzano le idee, le scelte, la cultura bigotta. Io non seguo il papa e sono fermamente laica, ma rispetto le scelte dei miei compagni di avventura… gli esseri umani.
Disprezzano, denigrano, ti accusano d’essere la causa dei mali del Paese, e se reagisci, ti danno dell’intollerante, guerrafondaio, ignorante… ci si mette pure il Times, se ci hai fatto caso.
Considerazioni: non è mai stato facile per me portare a termine una conversazione-confronto su politica e società con persone che si sentono unte.
Alla fine, vista la loro foga, l’astio e l’evidente disprezzo, frutto di una cultura omologata, ho spesso soprasseduto, tanto, ciascuno mantiene la propria opinione… il confronto è ostacolato dalla foga da tifo.
Ma su questo devo aggiungere che comunque, il pregiudizio non ha colore politico. La presunzione – e dunque l’ignoranza – è incolore. Non ha un’esclusiva.
Tornando al pensiero unico, prevalente, quello che conferisce la sicurezza di essere illuminati, corretti, giusti,
potremmo concludere che l’omologazione culturale, ovvero, la massificazione delle masse, non è stata un’invenzione nazista o fascista, e neppure bolscevica.
No no, è molto più datata. Trattasi di un progetto iniziato un secolo prima, allorquando, manco la madre di Hitler era nata.
Ed ha preso! Un lungo e capillare processo uniformante, che ha infine attecchito secondo il disegno.
A me non resta che tacere. Anche perché non gradisco essere insultata solo perché mi dissocio dal pensiero comune, perché provo ad elaborare un pensiero in modo poco condiizionato (dico poco perché ho la consapevolezza, IO, che una certa, ancorché minima, influenza, senz’altro di contesto, c’è, anche solo in forma subliminale; e per questo ridimensiono l’affermazione: “sono una libera pensatrice”. No, non credo di essere così vergine rispetto ai messaggi reconditi che possono essersi insidiosamente insinuati in me sin dalla nascita). Dico, però, che provo a pensare liberamente, compatibilmente con vecchie e nuove influenze, magari non del tutto conscie, che mi hanno forgiata.
Libera almeno dalla cultura dell’assoggettamento. Sai, non sono più in grado, a questo punto, di fare una scelta ideologica netta.
Sono, temo, dissociata. Brutta cosa la perdita di fiducia.
L’argomento è interessante e merita approfondimento.
Mi fa piacere confrontarmi.
Grazie dell’opportunità.