Le attenzioni dell´opinione pubblica italiana rispetto alla Cina sono prevalentemente rivolte ai temi economici. Le prospettive in effetti non sono delle migliori: la concorrenza spudorata giá in atto da tempo verso il Made in Italy e – piú in generale – verso tutto il mercato Ue, sta mettendo a dura prova le nostre aziende.
Ma non si vive di sola pancia. In molti si dimenticano che la Cina é a tutt´oggi una repubblica a forte impostazione dittatoriale: non esiste libertá di informazione e di espressione, e il caso dell´adeguamento di Google alle censure di regime pur di conquistare il mercato é solo il fatto piú eclatante. Per non parlare della pena di morte e di tutte le altre restrizioni cui i cinesi sono sottoposti da quelli che molti, a torto, ritengono una democrazia. Una scheda piú che sufficiente a definire il regime cinese la si trova qui linkata grazie a Nessuno tocchi Caino.
Ora lancio una provocazione: perché non si bloccano scambi commerciali con la Cina fino a quando non verranno garantiti i piú basilari diritti di libertá ai cittadini cinesi? Perché i sindacati dei lavoratori e degli imprenditoriali non congelano contratti e commesse fino a quando la Cina non si potrá a pieno titolo definire un Paese democratico?
Troppo limitata (e quindi inefficace) l´azione “di pancia” attuata contro la Cina dalla Lega Nord, perché limitata ad un mero – sia pur importante – interesse economico. Ancor piú debole una esclusiva battaglia culturale a favore dei diritti civili del popolo del Sol levante.
Ma forse, uniti gli interessi, qualche risultato positivo si potrebbe portare a casa, a favore sia dell´economia europea, sia della libertá del popolo cinese.

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