Mi sono giá occupato della patetica fine del Psi. Ma, come ricorda oggi Gianfranco Morra in prima pagina su Libero, il socialismo italiano di burrasche ne ha passate molte lungo la sua storia ultrasecolare.
“Erano due, dovevano diventare uno, ora sono tre. Non è la prima volta. Tutti i 113 anni del socialismo, in Italia, sono stati storia di scissioni. All’inizio del secolo fra massimalisti per la rivoluzione come Lerda e Lazzari e minimalisti per le riforme come Turati e Treves. Poi il socialismo ha generato, quasi contemporaneamente, il comunismo di Gramsci e il fascismo di Mussolini. Dopo la caduta del fascismo i socialisti non hanno atteso molto a dividersi: Nenni da una parte, Saragat dall’altra. E quando il Psi e il Psdi si riuniranno, una nuova separazione produrrà il Psiup. Oggi ancora una scissione, anzi una miniscissione: un partito che ha ottenuto alle elezioni l’1 % si è diviso tra due leader, entrambi eletti nelle liste, ora rifiutate, di Berlusconi”, scrive Morra.
Ora, se ci aggiungiamo pure la miniscissione del partito Radicale (a sinistra Pannella e Bonino, a destra i Riformatori liberali di Della Vedova e Taradash) mi chiedo: ma tutto questo con una legge elettorale a senso maggioritario “secco”, cioé senza i recuperi proporzionali previsti dalla legge precedente, non sarebbe felicemente sparito? Tutte queste beghe di bottega o di famiglia (si veda il caso Craxi con Bobo e sinistra, e la sorella Stefania dalla parte avversa) non ci sarebbero piú state?
Grazie cavalier Berlusconi, grazie!


Free website counter

Annunci