Il 6 maggio di 30 anni fa ero piccino piccino. Alla sera, attorno alle 21, stavo giocando sulla tavola da pranzo in cucina. Mia madre stava finendo di stirare. Ad un certo punto la casa inizia a tremare. “É il terremoto”, urla mio padre che, uscendo dalla camera da letto, mi prende in braccio e mi spinge fuori di casa assieme a mia mamma e a mia sorella.
Io non capivo cosa stava accadendo, ma leggevo la paura negli occhi dei miei genitori. E fu una lunga notte, mentre a poco piú di cento chilometri da casa si era appena compiuto il disastro del terremoto del Friuli.

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