Dopo la burrasca mediatica dei giorni scorsi sulla vicenda del cosiddetto prosecco in lattina chiudo l´argomento a mente lucida ponendo alcune domande.

Se la vicenda é stata sollevata dagli organi d´informazione trevigiani a metá settembre e spacciata (non solo dai giornalisti, ma anche da alcuni politici e da qualche produttore interessato al business) per una assoluta novitá, come mai lo scorso 22 luglio si presentava, in quel di Palma di Maiorca, la stessa identica lattina glamour? E come mai la lattina di Prosecco Rich che ho acquistato in un supermercato del centro di Stoccarda a metá maggio per la mia piccola collezione di vini e liquori porta come data di produzione il 6 aprile di quest´anno? Asteniamoci dalle polemiche, per favore.

La domanda piú interessante, che prego di girare a qualche esperto enologo, é un´altra. La stessa lattina che custodisco a casa porta, oltre alla data di produzione del 6 aprile 2006, pure quella di scadenza, ovvero il 6 aprile 2008. Non sono un esperto, ma mi chiedo se un vino come il prosecco possa mantenere le stesse caratteristiche organolettiche per un periodo cosí lungo. Io, senza alcun titolo in enologia, ho dei dubbi…

Al contrario del Rich, il Boticelli – l´altro prosecco in lattina distribuito in Austria, Germania e alcuni Paesi dell´est europeo senza il clamore di Paris Hilton – porta invece a soltanto un anno il periodo di consumo. Come mai cosí tanta differenza (due anni contro uno soltanto) tra lo stesso prodotto commercializzato da due case distinte?

Per chiudere l´argomento (ma in futuro vi segnaleró altre perle sul “presunto” made in Italy alimentare su come viene pubblicizzato qui in Germania), vi segnalo che la Camera dei Deputati ha approvato nei giorni scorsi la mozione di Ermete Realacci (Ulivo), la prima sull’argomento presentata in questa legislatura, per fermare la direttiva Ue che ammette l’uso di trucioli di legno per l’invecchiamento artificiale dei vini italiani ed europei al posto del tradizionale passaggio nelle piccole botti di rovere, le barrique. “La legalizzazione di pratiche come questa dei trucioli, avrebbe voluto dire tradire l’identità e la qualità del nostro vino e accreditare l’omologazione e il livellamento verso il basso della produzione vinicola italiana – afferma il portale del vine Wine News – un danno per i produttori seri e per i consumatori ma anche un rischio per un settore fondamentale per l’economia del nostro paese”. Ma non é un po´quello che sta giá accadendo con il prosecco in lattina?

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