Sull´annoso tema dell´indipendenza della stampa riporto la risposta che oggi Sergio Romano offre ad una lettrice del Corriere della Sera.
Aggiungo solo un pensiero del grande Indro Montanelli: “Un giornalista non puó essere obiettivo, in quanto l´uomo per sua natura non é obiettivo. Ma il giornalista ha un dovere: quello di essere onesto”.

Queste la lettera e la risposta di oggi sul Corriere.

Esiste un giornale indipendente? Nel senso che si limita a informare e spiegare con un minimo di obiettività? È una domanda seria in quanto sono vissuta all’estero e non conosco bene il paesaggio italiano dell’informazione. Io voglio arrivare a un giudizio col mio senso critico, ma per ciò mi servono informazioni, non interpretazioni.
Grazie della risposta e scusate gli errori (madrelingua non italiana).

Alba Marine, Roma

Cara Signora,
nessun giornale importante può limitarsi a informare e spiegare.
La forza e l’autorità di un quotidiano dipendono dalle sue scelte di campo e dalle sue battaglie di opinione. Occorre naturalmente che queste battaglie vengano condotte con analisi documentate e grande rispetto della verità. Ma il Times di Londra non avrebbe conquistato la sua statura politica se non fosse stato per più di un secolo, al tempo stesso, la voce dell’imperialismo britannico e il cane da guardia del governo di Londra.
Il New York Times non avrebbe conservato il suo prestigio, durante la guerra del Vietnam, se non avesse pubblicato i «Vietnam Papers», un rapporto segreto sui bombardamenti americani che un funzionario del Dipartimento di Stato fece pervenire alla sua redazione. Il Washington Post non sarebbe uno dei maggiori giornali degli Stati Uniti se il suo proprietario, Katherine Graham, si fosse opposto alla pubblicazione degli articoli che rivelarono le sordide manovre elettorali dell’amministrazione Nixon all’epoca del Watergate. Le Monde non sarebbe cresciuto nella stima dei francesi se non fosse stato, per molti aspetti, il maggiore interlocutore critico del generale de Gaulle durante la Quinta Repubblica.Eil Corriere della Sera non sarebbe il maggiore giornale nazionale italiano se tutta la sua storia, prima e dopo il Ventennio fascista, non fosse stata una lunga serie di scelte: contro i governi autoritari all’inizio del ’900, contro Giolitti durante l’era giolittiana, a favore della guerra di Libia nel 1911, per l’intervento nel 1915, contro il fascismo nel 1922, per le grandi scelte internazionali della Repubblica (l’integrazione europea e la Nato) dopo la fine della Seconda guerra mondiale.
Ogni scelta presuppone un giudizio, una disposizione mentale, una preferenza possono rivelarsi, se considerate da un altro punto di vista, sbagliate o inopportune. Se la direzione delNewYork Times avesse fermamente creduto nella pericolosità del regime comunista di Hanoi, la campagna dei «VietnamPapers » sarebbe stata condotta, probabilmente, con altri criteri e con un tono diverso. Se Luigi Albertini, direttore del Corriere, avesse meglio capito la strategia di Giolitti o anticipato le conseguenze della Grande guerra, il giornale avrebbe avuto un’altra linea. Se Hubert Beuve-Méry, fondatore e direttore del Monde, avesse meglio apprezzato la grande rivoluzione istituzionale del generale de Gaulle, i suoi giudizi sulla politica estera e interna del generale sarebbero stati ispirati da altre considerazioni. Ma ogni scelta, se fatta e argomentata con grande serietà, contribuisce in ultima analisi alla fama di un giornale.
Per essere considerato indipendente, tuttavia, il giornale deve dimostrare che queste campagne di opinione non gli impediscono di pubblicare ogni altra notizia con uno scrupoloso vaglio delle fonti e che l’orgoglio non gli impedisce di correggere i propri errori. Ma, attenzione, non credo che il lettore possa cercare in un giornale l’assoluta obiettività. Ogni notizia occupa uno spazio che potrebbe, in linea di principio, essere dedicato ad altri avvenimenti.
Chi sceglie «quella» notizia, lo fa evidentemente nella convinzione che essa sia più importante di altre e rivela indirettamente la sua «ideologia», i suoi giudizi e pregiudizi.
L’obiettività, quindi, deve essere continuamente sottoposta all’esame critico dei lettori ed è, per un buon giornale, la battaglia di ogni giorno.

Sergio Romano

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