logo_referendum.jpg Il mio primo approccio con la politica attiva é avvenuto grazie a Mario Segni e ai suoi referendum elettorali dei primi anni Novanta. Avevo da poco sorpassato la maggiore etá, si intravvedevano i bagliori di Tangentopoli, la voglia di cambiare il sistema elettorale e politico – cercando di migliorare l´Italia – era tanta.

A Mario Segni mi ero avvicinato grazie al sostegno che all´epoca Indro Montanelli offriva ogni giorno alla battaglia referendaria dalle pagine de il Giornale. Ricordo anche l´appoggio delle Acli, di una manciata di moderati, liberali e laici, di qualche democristiano in libera uscita e del Pds di Achille Occhetto. Una stagione per me formidabile, ma che presto si tinse di grigio, fino a rivelarsi un vero e proprio bluff: la nascita della cosiddetta Seconda Repubblica, triste prolungamento della Prima (a proposito, avete letto Ernesto Galli della Loggia domenica scorsa sul Corriere della Sera?), e l´arrivo fino ai giorni nostri, tra impasse istituzionale e svlilimento dei valori morali e pubblici.

Oggi ci ritroviamo in una situazione del tutto analoga a quella di quindici anni fa: uno Stato ancora in mano alle segreterie dei partiti, corruzione impunita, sprechi e illegalitá diffusa.

Non so se i tre quesiti referendari riproposti oggi per la modifica della legge elettorale in senso maggioritario a doppio turno “alla francese” andranno in porto (io me lo auguro). Soprattutto non so se il loro esito favorevole rimetteranno ordine e regole piú certe al nostro Paese. Di sicuro non voglio rinchiudermi in inutili illusioni, bensí sperare in un futuro piú roseo per tutti noi. Firmate per i referendum elettorali (lo possono fare anche gli italiani residenti all´estero, recandosi alle Ambasciate e alle sedi consolari italiane), l´Italia ne ha veramente bisogno.

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