Pierluigi Mennitti da qualche mese ha preso dimora a Berlino, e svolge l´attivitá di corrispondente, oltre che per la rivista di cultura politica Ideazione, che ha precedentemente diretto, anche per alcuni quotidiani, tra i quali il Foglio, l´Indipendente e il Secolo d´Italia. Leggendo il suo blog, oltre ai suoi articoli, si capisce fin da subito che alla base del suo lavoro c´é la passione, dote non particolarmente sviluppata di questi tempi nella sua categoria. Di recente ha seguito le elezioni in Ucraina non da Berlino, ma recandosi di persona a Kiev, contrariamente a quanto hanno fatto firme ben piú rinomate di lui, e ha pure seguite le elezioni politiche in Polonia non dal suo ufficio in Germania, ma sempre mettendosi in viaggio alla volta della realtá su cui scrivere.

Capisco bene quindi il suo sfogo, lanciato qualche giorno fa, di fronte ai colleghi “in” delle testate “in”, e che raccontano all´Italia la realtá tedesca non andando piú in lá di una semplice traduzione di quanto viene giá pubblicato qui in Germania.

Sull´onda della recente scomparsa di Enzo Biagi abbiamo sentito la nostalgia di un certo tipo di giornalismo on the road ma, al di lá delle emozioni, non é piú una tecnica di lavoro riproponibile per il giornalismo attuale. Quelle che non possono essere alterabili dai tempi e dalle tecnologie sono invece le regole deontologiche e di onestá intellettuale che stanno alla base della professione giornalistica.

Circa un anno fa Carlo Felice Dalla Pasqua metteva in luce piú o meno lo stesso problema: abbiamo a disposizione sempre piú strumeni in grado di arricchire l´offerta di informazione, e invece si gioca sempre al ribasso in termini di qualitá, e a rimetterci sono sempre i lettori (o radioascoltatori, o blogger, o fruitori di Internet, a voi la scelta).

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