Lo spettro rumeno si aggira anche in Germania. A mettere tensione tra i due Paesi non é la questione criminalitá, come recentemente accaduto in Italia, bensí l´economia.

Terreno del confronto é la recente decisione, adottata dalla Nokia, di chiudere lo stabilimento di Bochum per trasferire l´attivitá produttiva in Romania, prospettando in questo modo il licenziamento per i 2.300 dipendenti tedeschi.

I politici tedeschi, dal facile populismo del boicottaggio contro il colosso di telefonia cellulare, sono facilmente passati a denigrare la qualitá della manodopera rumena, definita dagli stessi non qualificata e di scarsa qualitá rispetto a quella offerta dalle maestranze tedesche. Il segretario del Partito Socialdemocratico rumeno (Psd), Mircea Geoana (qui il suo blog), si é ufficialmente lamentato del “tono discriminatorio e arrogante” utilizzato dai colleghi tedeschi – e, in modo particolare, dal governatore del Nord Reno Westfalia Jürgen Rüttgers, cristiano democratico – nel definire la qualitá lavorativa dei rumeni.

Al contrario di Geoana, il Partito neocomunista rumeno Ncpr esprime invece tutta la massima solidarietá ai lavoratori di Bochum, denunciando “l´atteggiamento sfruttatorio di Nokia a ricercare sempre facili soluzioni per pagare poco gli operai”.

“I media rumeni hanno poca comprensione per i motivi delle proteste tedesche contro Nokia, e invitano i neodisoccupati di Bochum a trasferirsi in Romania”, commenta invece il quotidiano berlinese Tageszeitung.

Intanto Nokia ha definito la sede dello stabilimento rumeno a Jucu, nel distretto di Cluj, in Transilvania. Inizio dell´attivitá previsto per il prossimo 11 febbraio. Entro il 2009 si prevede l´assunzione di 3.500 dipendenti rumeni. 

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