In Germania non si spengono gli echi e le polemiche relative alla chiusura dello stabilimento della Nokia di Bochum, con relativo trasferimento dell´attivitá produttiva in Romania e lettera di licenziamento per circa 2.300 dipendenti tedeschi.

Il Paese si trova ad affrontare la difficile realtá della delocalizzazione, in un oserei dire “fortunato” ritardo rispetto all´Italia e ad altre realtá europee. Ma il caso Nokia é soltanto il caso piú eclatante di una tendenza da tempo in evoluzione anche in questa nazione. A svelare il fenomeno ci pensa ecogermania, blog del giornalista Alessandro Alviani dedicato ai temi dell´economia e dell´ecologia tedesche.

Alviani cita fonti dell’Ufficio federale di statistica Destatis secondo il quale, tra il 2001 e il 2006, il 18% delle aziende con 100 o più dipendenti con sede in Germania ha trasferito parte delle sue attività economiche all’estero (14% sul totale) o avrebbe intenzione di farlo entro la fine del 2009 (4%). Ció significa, nello stesso arco di tempo, la perdita di 188.000 posti di lavoro in Germania.

Non é tutto oro quel che luccica, dunque, con una realtá a doppia faccia per la Germania: da un lato ripresa delle attivitá economiche e boom delle esportazioni dopo la stagnazione dei primi anni duemila, dall´altro maggiori incertezze del mercato del lavoro.

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