Quello che in Italia non si dice…

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Sul caso di Nicola Di Girolamo, della truffa elettorale che lo ha portato all´elezione al Senato, e del contorno di riciclaggio e corruzione, si è letto e ascoltato tanto.

Mi sembra invece che poco sia stato narrato sul suo trampolino di lancio organizzato proprio qui in Germania, tra Francoforte e Stoccarda. Qui un servizio del quotidiano tedesco die Tageszeitung (tranquilli, eccovi la sua traduzione in italiano).

Certezza della pena: ed è di nuovo Carosello

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Le aziende e i professionisti della comunicazione vivono di spot e slogan. Lo fanno perché questo è il loro mestiere, e i rispettivi guadagni derivano da pubblicitá, marketing e pubbliche relazioni.

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Gli italiani al tempo stesso vivono di frasi ad effetto, slogan buoni a stimolare aspettative sociali e politiche; con titoli spesso fanfaroni, ma in grado di solleticare il proprio modo di pensare, o il modo di vedere le cose come girare per il mondo.

ricchi_piangano

Non è soltanto una questione di propaganda elettorale o comunicazione politica, entrambi rientranti nel normale gioco dialettico e della sfida tra partiti e schieramenti (piccola divagazione, opto per per figa per tutti piuttosto per anche i ricchi piangano, questo è poco ma sicuro). Qui l´argomento è piú sottile, si mescola tra realtá e fanatismo, tra effettiva aspettativa della popolazione e spettacolarizzazione dell´evento, tra informazione e agit-prop.

Ce ne sono per tutti i gusti e per tutte le stagioni. Le piú dirompenti sono rappresentate dalle cosiddette “emergenze”: emergenza rifiuti, emergenza criminalitá, emergenza abitativa. Non c´è unitá di crisi, ministero o protezione civile in grado di spegnere quelle che nascono come veri e propri focolai, molte volte in grado di intrecciarsi tra loro. L´emergenza dei rifiuti spesso puó alimentare la criminalitá organizzata, che a sua volta viene sbandierata ai quattro venti come “un´emergenza” (per essere considerata tale un´emergenza dovrebbe essere limitata nel tempo, ma da quanti anni sentiamo parlare di criminalitá? Vabbé… ). A sua volta l´emergenza criminalitá puó andare a braccetto con quella dell´immigrazione e, perché no, quest´ultima puó a sua volta alimentare un´emergenza abitativa, e via discorrendo.

I piú avveduti offrono in pasto agli italiani le cosiddette “questioni”. Due su tutte: quella meridionale e quella settentrionale. La prima buona per gli autonomisti di Lombardo e per i nostalgici dei Borboni; la seconda tanto cara a leghisti, autonomisti e nordisti di caria natura e levatura. Da Bolzano a Lampedusa imperversa invece la “questione morale”, sulla quale ormai gli aficionados sono di varia estrazione politica. L´unico distinguo è tra chi è al governo e chi (aspetta il suo turno) all´opposizione. Spesso purtroppo chi siede al posto di comando è tentato e portato alla corruzione. A cose fatte chi se ne sta all´opposizione ovviamente invocherá la “questione morale”, salvo poi dimenticando tutto quando, al successivo turno elettorale, le parti tra maggioranza e minoranza si saranno invertite.

Ora è invece il turno della “certezza della pena”. Tutti la rivendicano, tutti la attendono come il miracolo di San Gennaro, tutti la sputano fuori dalla bocca ad ogni buona occasione: guardando il telegiornale, dal barbiere, al bar con gli amici. Nonostante condoni, leggi ad hoc, ad personam, ad majora, gli italiani oggi invocano esclusivamente queste tre parole: certezza-della-pena. Per caritá, non fraintendetemi ora. Tutto bello, tutto giusto e doveroso, tutto sacrosanto, ma attenzione a non continuare ad abusare di questi termini senza passare al loro effettivo lato pratico, altrimenti l´italiano-medio-consumatore-elettore presto si stuferá anche di questo ennesimo slogan, in attesa di un nuovo intermezzo pubblicitario. Evviva Carosello!

Stato terminale

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Crossposting da Block Notes

Che Paese è quello dove i principali telegiornali aprono le proprie edizioni con notizie riguardanti stupri, oppure orribili fatti di cronaca nera? Che Paese è quello dove politici di ogni appartenenza rincorrono disgrazie personali, oppure diffusi disagi sociali, per alimentare dibattiti, liti, dichiarazioni, promesse, illazioni, insulti – insomma – il proprio tornaconto elettorale?

È senza dubbio un Paese dal fiato corto, affetto da asma bronchiale cronica. Un Paese dove tutti, politici, imprenditori, forze sociali, non riescono a sviluppare azioni e politiche in grado di essere autonome e indipendenti dalla stretta attualitá, dall´incombenza di emergenze e stati di allarme. Un Paese dove Parlamento e Governo non riescono mai a prevenire, né tantomeno a curare i mali che viviamo quotidianamente. Solo pezze, trucchi, artefizi, ghirigori. All´asma bronchiale aggiungiamo quindi miopia.

Ma questo rimane pure il Paese dove si stimolano sempre piú i pruriti delle pance piú sviluppate, e dove rimangono inascoltati i bisogni di chi non ha piú neppure una cinghia da stringere. Quindi disturbi alimentari quali obesitá e inedia, con l´aggiunta di una conclamata sorditá.

È uno Stato terminale, il nostro.

C´era una volta Jesolo (o Gesolo)

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Per i tedeschi un tempo le vacanze estive, a cominciare da quelle della Pentecoste, avevano due destinazioni: Rimini e Jesolo.

Ma si parla di ormai diversi anni fa: ormai nell´immaginario collettivo della Germania – e soprattutto nel tam tam mediatico di televisioni e giornali – le destinazioni turistiche portano il nome di Maiorca (vera e propria colonia tedesca), Turchia, Croazia, Grecia. L´Italia, triste ma reale constatazione, non se la fila piú nessuno da queste parti. E credo che nessuna campagna promozionale potrebbe aiutare il Belpaese a risalire la china di questa classifica. Italia troppo cara, troppo allineata ai prezzi tedeschi grazie all´euro, forse anche troppo scontata come proposta di vacanza visto che gli operatori turistici tricolori spesso hanno dormito sugli allori e ora piangono come coccodrilli.

Suscita dunque simpatia questo video (peraltro ben fatto) postato su Youtube da questi due villeggianti jesolani di lingua tedesca (penso siano austriaci, almeno stando all´accento), dedicato a Jesolo, o a Gesolo, per dirla alla loro maniera. (Video trovato grazie a Jesolo Forum).

Un copione giá letto. Purtroppo

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C´era da aspettarselo. A conclusione di una campagna elettorale triste e fiacca, senza particolari colpi di scena e con troppe rivitazioni degli eventi degli ultimi quindici anni, sei senatori e dodici onorevoli del prossimo parlamento italiano sono giá stati eletti. Sono i rappresentanti degli italiani residenti all´estero, le cui volontá sono segnate nei plichi elettorali giunti a destinazione presso le autoritá consolari, e che verranno scrutinati lunedí pomeriggio, in concomitanza con lo spoglio delle schede nazionali.

E giá si inizia con la vicenda dei plichi che non sono giunti a destinazione in tempo utile per colpa dei diversi sistemi postali nazionali (in Brasile uno sciopero ha messo a rischio il voto di duecentomila connazionali) o, peggio, dispersi per sempre. Oppure i plichi “acquistati” casa per casa dai galoppini del candidato Tizio per sfavorire l´avversario Caio (“Paisá, dammi la busta che te la consegno io al Consolato”, e poi fatta finire nel cestino). O il voto acquistato per far apporre la croce sulla casellina piú “generosa”.

Via con le denunce di brogli e disservizi. Un copione giá letto. Purtroppo. Trovate di tutto un po´ sulla stampa e sui siti dedicati agli italiani all´estero: Corriere d´Italia, L´Italiano, News Italia Press, La Gente d´Italia, Italplanet, La Voce d´Italia.

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Italiani all´estero, ancora poche ore per votare

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Gli italiani residenti all´estero e regolarmente iscritti all´Aire hanno tempo fino alle ore 16.00 di oggi, giovedí 10 aprile, per presentare al proprio Consolato il plico contenente la scheda elettorale per il rinnovo del Parlamento. Ma vi sembra giusto tutto questo, mentre entro i confini nazionali i seggi verranno aperti tra tre giorni? Pensate a quanti hanno giá spedito il proprio voto in questi giorni, e magari avrebbe cambiato volentieri idea di fronte alle uscite pubbliche di alcuni leader politici manifestate in queste ultime ore.

Perché privare i connazionali residenti in giro per il mondo il piacere di rincitrullirsi fino alla fine tra conferenze stampa, dichiarazioni e appelli al voto? Perché negare agli italiani dispersi per i continenti la goduria nel cambiare opinione all´ultimo di fronte alla brutta figura effettuata al rush finale da questo o quel candidato? Perché stroncare sul piú bello gioie, emozioni, orgasmi politici e incazzature elettorali?

Non c´é niente da fare, sempre cittadini di serie B saremo noi italiani all´estero.

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