Italy goes to Eurovision

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La notizia era inaspettata, ma senza dubbio piacevole. L´Italia, dopo tredici anni di “latitanza”, prenderà parte il prossimo mese di maggio all´Eurofestival, in programma a Düsseldorf.

La kermesse musicale, che ogni anno attrae l´attenzione di milioni di appassionati in tutta Europa – con picchi di vero e proprio fanatismo da stadio in Germania e nei Paesi balcanici e dell´ex blocco orientale – da tanti anni era snobbata dall´industria musical-televisiva italiana, rinchiusasi entro i confini nazionali di Sanremo e del fu Festivalbar.

Ora la piacevole svolta. Il prossimo anno Eurovision si terrà in terra tedesca, secondo la regola del “chi vince si porta a casa l´edizione successiva”: quest´anno, ad Oslo, fu infatti la giovanissima Lena a conquistare il primo posto, con il brano Satellite. Una vittoria che rese la Germania orgogliosa quasi quanto una vittoria dei mondiali di calcio.

L´Italia vinse due edizioni dell´Eurofestival: nel 1964 grazie a Gigliola Cinquetti, e nel 1990, con Toto Cutugno e la sua Insieme: 1992.

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Quando saremo uomini

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Se puoi non perdere la testa quando tutti attorno a te
L’ hanno perduta e te ne incolpano,
Se puoi ancora credere in te stesso, quando più nessuno crede in te,
E tuttavia ti chiedi se non abbiano ragione gli altri e torto tu.
Se puoi attendere con calma ciò che ti spetta
o se, perseguitato, non pagare
odio con odio, offesa con vendetta,
senza per questo abbandonarti al gusto di stimarti santo tra i santi, e tra i giusti il giusto.

Se puoi sognare, e tuttavia non perderti nelle reti del sogno,
Se puoi pensare senza tutto concedere al pensiero;
Se puoi fissare in volto trionfo e disonore,
E senza per questo spalancare il cuore a nessuno dei due.
Se senza batter ciglio puoi il tuo vero vedere fatto menzogna sulle labbra dell’insincero,
E di colpo crollare quanto hai caro per tosto ricomporlo con amaro coraggio.
Se in un solo colpo puoi rischiare tutto quanto hai avuto dalla vita e perderlo,
E poi ricominciare senza pentirti della tua partita;

Se potrai richiamare il tuo coraggio quando da un pezzo lo avrai dilapidato
E stare saldo quando sai che tu altro non puoi più fare,
Se non dirti “Su!”.

Se puoi toccare il fango senza insozzarti
E dar la mano ai re senza esaltarti.
Se amico o nemico male potrà mai farti.
Se tutti gli uomini avrai cari ugualmente, ma più degli altri nessuno.
Se nel balzo saprai d’un solo istante
superare l’istante che non perdona,
Tua è allora la Terra, e tutto ciò che dona,
Allora sarai uomo, figlio mio.

“Se” – Rudyard Kipling

L´origine del Tiramisù? Che casín…

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Se ne è andata ieri Speranza Bon, e con lei forse la veritá sull´origine del Tiramisù.

Tante le “appropriazioni” sulla nascita di questo dolce tanto rinomato nel mondo: da Siena a Piemonte, fino ad attraversare l´Atlantico, così numerose da arrivare a mettere in discussione pure l´originalità del prodotto. Ma la tesi più accreditata circa l´origine del dolce rimane quella veneta anzi, trevigiana.

Sarebbe stata Speranza Bon ad ideare la ricetta base del Tiramisù o, quantomeno, a mettere mano certa alla scelta e alla quantità degli ingredienti che lo strutturano. Così scrive oggi il Gazzettino:

Speranza Bon era nata a Farrò di Follina da una famiglia che gestiva un negozio di alimentari (iniziando a lavorare giovane dietro il bancone) e la macelleria a Follina. Passare, per lei, dal mondo dell’alimentazione a quello della ristorazione è stato facile tanto da aprire, negli anni Cinquanta, a Pieve di Soligo, la “Locanda Alla Posta” (che oggi non esiste più) dove il primo cuoco fu un certo Lino salito poi alla ribalta con la “Locanda da Lino”.
      Da Pieve di Soligo Speranza Bon nel 1956 giunse a Treviso dando vita al mitico ristorante “Al Camin”, alle Stiore, altro ambiente che non c’è più, per passare poi, dalla parte opposta della strada Ovest, all’albergo ristorante Al Fogher oggi gestito dal figlio Gianni. E “Al Camin”, fucina di vari cuochi e dove iniziò a lavorare un altro mito della ristorazione come Celeste Tonon, Speranza Bon creò la ricetta del dolce “Coppa Imperiale”, e che Ada Campeol delle Beccherie tramutò in “Tiramisù” tanto da giocarsi la maternità del gustosissimo dessert.

Tutto bene, anche se rimane pure aperta la strada del “dolce del peccato”, nato nei casini di Treviso, quindi difficilmente rintracciabile nei trattati di gastronomia.

Quello che in Italia non si dice…

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Sul caso di Nicola Di Girolamo, della truffa elettorale che lo ha portato all´elezione al Senato, e del contorno di riciclaggio e corruzione, si è letto e ascoltato tanto.

Mi sembra invece che poco sia stato narrato sul suo trampolino di lancio organizzato proprio qui in Germania, tra Francoforte e Stoccarda. Qui un servizio del quotidiano tedesco die Tageszeitung (tranquilli, eccovi la sua traduzione in italiano).

Coop, Lidl e il Grande fratello

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In Italia rimbomba la notizia dell´azione di spionaggio effettuato da Coop nei confronti di dipendenti e dirigenti. In Germania un fattaccio simile era già avvenuto un paio d´anni fa, e in quel caso a farne le spese furono i dipendenti della catena leader dell´hard discount Lidl. Il responsabile tedesco dell´importante gruppo commerciale fu licenziato. Vediamo cosa accadrà invece in Italia ai protagonisti di questa triste vicenda.

Lo squallore di quegli anni

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Non sto a immischiarmi nella diatriba Craxi sì – Craxi no: non sono in grado di offrire un´analisi lucida, soprattutto per ragioni anagrafiche che mi hanno fatto vivere quegli anni a diciott´anni o poco più.

Ma in questo post rilascio un piccolo indizio di come la politica e i politicanti hanno vissuto quegli anni. Si tratta di una relazione sulla gestione dell’Avanti! da parte di Roberto Villetti (parlamentare dello Sdi sino alla scorsa legislatura) il quale diresse il quotidiano socialista dal 1989 al 1992.

È poca cosa rispetto ai veri affari della degenerazione della politica, ma rende bene l´idea dello squallore di quel sistema.

Grazie a Filippo Facci.

Altro

Ma oggi destra significa cambiamento

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C’ è un significativo “non detto” dietro la polemica esplosa in Francia sul nuovo inno dei giovani dell’Ump, il partito di centrodestra al governo a Parigi. Al di là infatti della questione sui diritti che dovevano essere pagati alla cantante Marie-Mai e anche della necessaria autorizzazione, quello che è politicamente rilevante è il testo della canzone fatta propria dall’omologo francese della nostra Giovane Italia: «Tous ceux qui veulent changer le monde». Da qualche settimana la melodia è diventata il nuovo inno dei giovani dell’Ump, con tanto di video musicale, al quale hanno partecipato ministri, eudodeputati e lo stesso portavoce del partito, Fréderic Lefebvre. E lo stesso video si intitola “Cambiare il mondo”, altro che conservatorismo! E che questo sia lo stato d’animo di tutte le nuove destre maggioritarie in Europa lo dimostra anche lo slogan con cui l’altro giorno Davide Cameron, il leader del centrodestra britannico, ha avviato la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche: «Year for Change» (“L’anno del cambiamento”).
Solo qui in Italia c’è ancora qualcuno, come Marcello Veneziani, che vorrebbe marginalizzare la destra a un ruolo di presidio identitario e che critica come un «viaggio per il paese che non c’è» la strategia europea per il cambiamento. Fortunatamente, è una “resistenza” destinata a soccombere. I fatti stessi impongono il cambiamento. Lo ha spiegato bene Enrico Vanzina l’altro giorno sul
Messaggero: «Nel 1970 – scrive – ero all’università, insieme a me studiavano, in altre facoltà, Paolo Mieli, Giuliano Ferrara, Paolo Liguori, tutti della sinistra extraparlamentare. Oggi sono miei amici e posso confessare che avrei detto “bum” immaginandoli, allora, alla testa della futura informazione borghese. Invece, oggi, stanno tutti lì, con imprevisto ma assoluto merito». E infine: «Avrei certamente detto “bum” anche a chi mi avrebbe detto che il futuro segretario dell’ex Msi sarebbe diventato gollista». Eppure è accaduto. La lezione? Nessuno può fermare il cambiamento.
C’ è un significativo “non detto” dietro la polemica esplosa in Francia sul nuovo inno dei giovani dell’Ump, il partito di centrodestra al governo a Parigi. Al di là infatti della questione sui diritti che dovevano essere pagati alla cantante Marie-Mai e anche della necessaria autorizzazione, quello che è politicamente rilevante è il testo della canzone fatta propria dall’omologo francese della nostra Giovane Italia: «Tous ceux qui veulent changer le monde». Da qualche settimana la melodia è diventata il nuovo inno dei giovani dell’Ump, con tanto di video musicale, al quale hanno partecipato ministri, eudodeputati e lo stesso portavoce del partito, Fréderic Lefebvre. E lo stesso video si intitola “Cambiare il mondo”, altro che conservatorismo! E che questo sia lo stato d’animo di tutte le nuove destre maggioritarie in Europa lo dimostra anche lo slogan con cui l’altro giorno Davide Cameron, il leader del centrodestra britannico, ha avviato la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche: «Year for Change» (“L’anno del cambiamento”).
Solo qui in Italia c’è ancora qualcuno, come Marcello Veneziani, che vorrebbe marginalizzare la destra a un ruolo di presidio identitario e che critica come un «viaggio per il paese che non c’è» la strategia europea per il cambiamento. Fortunatamente, è una “resistenza” destinata a soccombere. I fatti stessi impongono il cambiamento. Lo ha spiegato bene Enrico Vanzina l’altro giorno sul
Messaggero: «Nel 1970 – scrive – ero all’università, insieme a me studiavano, in altre facoltà, Paolo Mieli, Giuliano Ferrara, Paolo Liguori, tutti della sinistra extraparlamentare. Oggi sono miei amici e posso confessare che avrei detto “bum” immaginandoli, allora, alla testa della futura informazione borghese. Invece, oggi, stanno tutti lì, con imprevisto ma assoluto merito». E infine: «Avrei certamente detto “bum” anche a chi mi avrebbe detto che il futuro segretario dell’ex Msi sarebbe diventato gollista». Eppure è accaduto. La lezione? Nessuno può fermare il cambiamento.

Luciano Lanna – Secolo d´Italia – 5 gennaio 2010

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