Novembre 4, 2009
Lungo e vergognoso abbandono di questo blog, lo ammetto. Ma, come giá scritto in altre occasioni, di fronte alle colate di post e pensieri rigirati – o riciclati – meglio lasciare la tastiera in pace.
In questi mesi ho privilegiato Block Notes, Facebook, e Twitter. Link e appunti vari li trovate pure su Friendfeed. Quindi, come vedete, non ho abbandonato la Rete. Semplicemente mi sono dedicato ad altro.
Nota bene
Ho privilegiato altri strumenti, ma questo blog non lo abbandono. Read you soon
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Pubblicato da sandro grosso
Marzo 12, 2009
La commozione è molta a Treviso, ma non solo. Per questo ritorno sulla scomparsa di Gigi Vescovi. Visti i numerosi contatti in Internet (su Facebook sono addirittura sorti due gruppi in suo ricordo), volevo comunicare a tutti che il funerale si svolgerá a Caravaggio (Bergamo), cittá natale del noto barman e gestore di locali di successo. La cerimonia funebre si svolgerá sabato 14 marzo, alle ore 14.00. A Treviso gli amici piú cari si stanno organizzando con un pullman per presenziare all´appuntamento, e la cosa rende loro merito.
Ancora ciao Gigi.
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Treviso | Messo il tag: caravaggio, funerale, gigi buranei, gigi vescovi, lisbona, madam, sottoportico, Treviso |
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Pubblicato da sandro grosso
Marzo 11, 2009

Questa mattina a Stoccarda faceva freddo. L´aria era impregnata di umiditá, quella che ti entra nelle ossa e ti spinge a chiederti: chi me lo fa fare ad alzarmi e ad andare fuori? Ce lo siamo chiesti tutti, stamane, da queste parti. Una primavera che non inizia, una ripresa che non decolla. Vento, pioggia e temperature rigide da una parte; la crisi economica che ha messo in ginocchio la principale potenza economica europea dall´altra. C´è poca voglia ad uscire di casa, c´è ancor meno voglia ad accendere la radio o la televisione per ascoltare l´ennesimo bollettino di guerra proveniente dai mercati tedeschi, europei e mondiali.

Tra una tazza di caffé e una fetta biscottata i notiziari danno la notizia del folle omicida-suicida dell´Alabama: dieci morti, un bagno di sangue, e i soliti tanti perché. La notizia rimbomba nei timpani tra la toilette e la cucina, mentre da queste parti ci si continua a chiedere: chi me lo fa fare ad uscire di casa? La stessa domanda se la saranno sicuramente posta pure gli studenti della Albertville-Realschule di Winnenden, cittadina alla periferia nord di Stoccarda. I ragazzi hanno sonno, desiderano il sole, un latte macchiato da sorseggiare assieme agli amici in un parco, un sorriso. E invece vanno a scuola, cosí come tutti noi andiamo al lavoro, a sbrigare le nostre faccende, a smadonnare per uffici oppure a fare compere.

Ma a metá mattina la radio comincia a dare notizie frastagliate e poco rassicuranti. “Sará la solita americanata”, e ce la scrolliamo di dosso pensando a quanto successo in Alabama. Ma no, l´americanata è qui, a pochi chilometri da noi. Un allarme forte e chiaro gracchia dagli altoparlanti dell´autoradio: “Non date passaggi a nessuno”. Qui in Germania la radio è cosa seria, fatta di news, informazioni sul meteo e su qualsiasi cosa accade in tempo reale a pochi metri da dove ti trovi. Altro che canzonette, oroscopi e dediche in segreteria: se l´emittente lancia un avvertimento di questo tipo qualcosa di veramente grave è accaduto. E allora via ad aprire Internet, oppure a sintonizzarsi su N-Tv o N24, i principali canali all news della televisione tedesca. E via con il tam tam mediatico presto rimbalzato pure in Italia, cosí come nel resto del mondo.
È pomeriggio qui a Stoccarda, la tragica vicenda di cronaca ormai l´avete recepita e digerita. Un sole pallido e prive di forze cerca di farsi largo tra un acquazzone e l´altro, verso l´aeroporto si è notata anche una piccola spruzzata di neve. A Winnenden, poco meno di ventottomila abitanti, è grigio pesto, e la primavera non ce la fará in alcun modo a scaldare i cuori di studenti, famiglie e concittadini.
Solo una domanda: chi ce lo ha fatto fare ad uscire di casa questa mattina?
(foto tratte da spiegel.de e ansa.it)
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Pubblicato da sandro grosso
Marzo 10, 2009
Treviso non è piú la stessa da un bel pezzo, purtroppo.
Ma tutti quelli che hanno respirato l´aria della Treviso giovane, pura, sincera e stramaledettamente figlia di buona donna, da ieri vivono un ulteriore vuoto.
Ciao Gigi, tutti noi ti dobbiamo molto, e Treviso ti deve ancora di piú.
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Pubblicato da sandro grosso
Marzo 2, 2009
Le aziende e i professionisti della comunicazione vivono di spot e slogan. Lo fanno perché questo è il loro mestiere, e i rispettivi guadagni derivano da pubblicitá, marketing e pubbliche relazioni.

Gli italiani al tempo stesso vivono di frasi ad effetto, slogan buoni a stimolare aspettative sociali e politiche; con titoli spesso fanfaroni, ma in grado di solleticare il proprio modo di pensare, o il modo di vedere le cose come girare per il mondo.

Non è soltanto una questione di propaganda elettorale o comunicazione politica, entrambi rientranti nel normale gioco dialettico e della sfida tra partiti e schieramenti (piccola divagazione, opto per per figa per tutti piuttosto per anche i ricchi piangano, questo è poco ma sicuro). Qui l´argomento è piú sottile, si mescola tra realtá e fanatismo, tra effettiva aspettativa della popolazione e spettacolarizzazione dell´evento, tra informazione e agit-prop.
Ce ne sono per tutti i gusti e per tutte le stagioni. Le piú dirompenti sono rappresentate dalle cosiddette “emergenze”: emergenza rifiuti, emergenza criminalitá, emergenza abitativa. Non c´è unitá di crisi, ministero o protezione civile in grado di spegnere quelle che nascono come veri e propri focolai, molte volte in grado di intrecciarsi tra loro. L´emergenza dei rifiuti spesso puó alimentare la criminalitá organizzata, che a sua volta viene sbandierata ai quattro venti come “un´emergenza” (per essere considerata tale un´emergenza dovrebbe essere limitata nel tempo, ma da quanti anni sentiamo parlare di criminalitá? Vabbé… ). A sua volta l´emergenza criminalitá puó andare a braccetto con quella dell´immigrazione e, perché no, quest´ultima puó a sua volta alimentare un´emergenza abitativa, e via discorrendo.
I piú avveduti offrono in pasto agli italiani le cosiddette “questioni”. Due su tutte: quella meridionale e quella settentrionale. La prima buona per gli autonomisti di Lombardo e per i nostalgici dei Borboni; la seconda tanto cara a leghisti, autonomisti e nordisti di caria natura e levatura. Da Bolzano a Lampedusa imperversa invece la “questione morale”, sulla quale ormai gli aficionados sono di varia estrazione politica. L´unico distinguo è tra chi è al governo e chi (aspetta il suo turno) all´opposizione. Spesso purtroppo chi siede al posto di comando è tentato e portato alla corruzione. A cose fatte chi se ne sta all´opposizione ovviamente invocherá la “questione morale”, salvo poi dimenticando tutto quando, al successivo turno elettorale, le parti tra maggioranza e minoranza si saranno invertite.
Ora è invece il turno della “certezza della pena”. Tutti la rivendicano, tutti la attendono come il miracolo di San Gennaro, tutti la sputano fuori dalla bocca ad ogni buona occasione: guardando il telegiornale, dal barbiere, al bar con gli amici. Nonostante condoni, leggi ad hoc, ad personam, ad majora, gli italiani oggi invocano esclusivamente queste tre parole: certezza-della-pena. Per caritá, non fraintendetemi ora. Tutto bello, tutto giusto e doveroso, tutto sacrosanto, ma attenzione a non continuare ad abusare di questi termini senza passare al loro effettivo lato pratico, altrimenti l´italiano-medio-consumatore-elettore presto si stuferá anche di questo ennesimo slogan, in attesa di un nuovo intermezzo pubblicitario. Evviva Carosello!
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Pubblicato da sandro grosso
Febbraio 25, 2009

Ai tempi della cosiddetta prima Repubblica le segreterie dei partiti, quale buonauscita o facile via di fuga, offrivano ad amministratori e politici in scadenza di mandato seggiole e cariche presso aziende municipalizzate, consorzi, enti pubblici e carrozzoni parastatali.
Ora, se il personaggio da ricompensare ha onorato al meglio il proprio incarico, ma al contempo è divenuto scomodo o “pesante”, non c´è di meglio che metterlo in lista alle Europee, e spedirlo a Strasburgo.
E questo è quello che sta accadendo a Treviso, dove la Lega Nord ha avanzato la proposta – attraverso il senatore Piergiorgio Stiffoni – di offrire un posto al parlamento europeo a Giancarlo Gentilini, le cui note uscite su zingari ed extracomunitari – ma anche su alcuni provvedimenti del governo in materia di fisco e sicurezza – rimbombano troppo al di fuori dei confini locali, mettendo in difficoltá la Lega nell´aggiustarsi il nuovo doppio petto agli occhi degli italiani.

Ora, non entro nel merito del dibattito politico trevigiano: soprattutto non voglio difendere o accusare Gentilini, basta avere una sufficiente cognizione della lingua italiana per giudicare il suo pensiero. Il problema è capire quale alta e nobile considerazione hanno i politici italiani del ruolo del parlamento europeo. Il tutto sembra ricondurre Strasburgo ad un parcheggio, dove far accomodare personaggi non piú in grado di soddisfare i desideri dei partiti. Lasciarli lí, tanto son ben pagati, e di loro la stampa non se ne occupa con assiduitá. La Lega Nord non sembra essere nuova a questa logica, basti pensare che Mario Borghezio e Francesco Speroni son da tempo lí “parcheggiati”, ma pure altri partiti non sembrano essere di meno.
Da qui alla prossima scadenza elettorale ne leggeremo e sentiremo delle belle: il ruolo e l´importanza dell´Unione Europea, i vantaggi per i cittadini, e via discorrendo. Tanti, troppi, ci prenderanno in giro come al solito. Cerchiamo di capire tutti quali sono quelli che andranno in Europa per lavorare, e non per essere parcheggiati in box di lusso.
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Pubblicato da sandro grosso
Febbraio 20, 2009

La notizia l´abbiamo data l´altro giorno su Block Notes ma, visto che questo blog se ne era giá interessato in passato – e controllando le chiavi di ricerca che appaiono in queste ore per giungere da queste parti – la rigiriamo anche qua. L´edizione tedesca di Vanity Fair chiude le proprie pubblicazioni.

Il numero 1
I portavoce di Condé Nast parlano della crisi economica che starebbe attraversando l´editore nella sua casa madre, ovvero gli Stati Uniti. Di fatto c´è che in Germania Vanity Fair (novanta dipendenti tra redattori, grafici, fotografi e impiegati) fin dall´inizio non ha offerto l´allure e non ha colpito l´attenzione dei lettori come successo in altri mercati, Italia ad esempio. Si chiude cosí un´esperienza editoriale iniziata il 7 febbraio 2007, e che non ha mai riscontrato segnali incoraggianti, né in edicola, né tantomeno tra gli investitori pubblicitari.
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Pubblicato da sandro grosso
Febbraio 19, 2009

Lord Peter Mandelson, ministro inglese per lo sviluppo economico, in queste ore non deve aver particolarmente gradito il caffé, specialmente quello servito da Starbucks. Non è una semplice questione sul rito inglese del té, oppure sul fatto che un´eccessiva dose di caffeina puó suscitare nervosismo e aumentare la pressione arteriosa.
Al ministro del Gabinetto Brown non sono piaciute le parole utilizzate da Howard Schultz, mente e titolare della famosa catena di coffee shop, nel definire la situazione economica della Gran Bretagna, Paese “avvolto in una spirale di declino”.
L´edizione internazionale del Guardian oggi dedica ben due pagine alla querelle. Analisi impietosamente corretta quella di Schultz, ma assolutamente monca, priva di alcun paragone congli altri mercati dove Starbucks è presente. Il Regno Unito attualmente ha un tasso di disoccupazione pari al 6,3 % (e Strabucks dispone di 713 caffetterie), ma la vicina Francia (48 locali Starbucks) registra un livello di disoccupazione pari al 7,9 %. Altro esempio citato dal Guardian è quello tedesco, dove nel recente passato il colosso americano del caffé ha investito moltissime risorse, aprendo 140 store: qui il livello di disoccupazione supera di poco il 7 per cento, ma il livello di crisi è particolarmente sentito da analisti e investitori.
E, non ultimo, non dimenticandoci della terra nativa di Starbucks, gli Stati Uniti dove, a causa della crisi economica, la societá con sede a Seattle ha giá provveduto a chiudere novecento dei 16.800 punti vendita.
Quindi l´Inghilterra si è particolarmente sentita nel mirino dalle dichiarazioni del capo di Starbucks, anche se in questo caso non possiamo unirci al coro mal comune mezzo gaudio. Lord Mandelson se ne fará una ragione, dedicandosi al piú rilassante rito del té.
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Pubblicato da sandro grosso
Febbraio 19, 2009
Spero di continuare ad aggiornare con una certa regolaritá questo blog anche nelle prossime settimane. Lo spero, ma non lo prometto. Nel frattempo, un po´ rapito da Facebook, continuo a “coccolare” pure il mio piccolo Block Notes. Ogni tanto dateci una sbirciata. Link, copia e incolla, e battute flash le troverete sempre piú da quella parte, mentre qui ci si dedicherá maggiormente a qualche esercizio piú meditato e ragionato.
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Pubblicato da sandro grosso
Febbraio 18, 2009
Della storia recente del centrosinistra italiano apprezzo tre eventi.
A) Lo strumento delle primarie adottato quale formula di democrazia interna alla nomina dei candidati.
B) La nascita del Partito Democratico.
C) L´emarginazione dei cespugli comunisti e massimalisti.
Tutti questi momenti hanno visto come protagonista Walter Veltroni.
Da non elettore e non simpatizzante del centrosinistra assisto con qualche preoccupazione allo sviluppo degli eventi. Perché penso che chi verrá dopo di lui, chiunque esso sia, non saprá fare di meglio. Perché l´unica persona in gamba in quell´area oggi si chiama Massimo D´Alema, cosí in gamba da non immaginarsi di mettersi alla guida di un partito destinato alla disintegrazione in neo-Ds e neo-Margherita.
A proposito di disintegrazione: purtroppo credo che la stessa fine la fará pure il prossimo Pdl. Vedete voi che botta di ottimismo…
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Pubblicato da sandro grosso
Febbraio 18, 2009

Un paio di weisswürst ed una brezel: un classico dalla Baviera (foto faz.net)
Anche la Germania ha le sue specialitá gastronomiche. Al di lá dei luoghi comuni e del classico adagio mai buono come in Italia, ogni Land vanta le proprie delikatessen. In Baviera veri e propri portabandiera della locale cucina sono il brezel e i weisswürst. Questi ultimi rispecchiano la tradizione del Land meridionale della Germania al punto che i produttori hanno cercato di stringere al massimo la cosiddetta origine territoriale del prodotto, limitandola ai soli confini della cittá di Monaco, e non a caso denominandoli Münchner Weisswürst.
I macellai non residenti a Monaco, ma comunque operanti sul territorio regionale, si sono sentiti defraudati del titolo, tanto da opporre ricorso all´autoritá federale sui brevetti e marchi. Quest´ultima alla fin fine ha dato loro ragione, ribaltando di fatto una precedente sentenza emessa dai colleghi regionali della Baviera.
I Münchner Weisswürst, come alimento di alta qualitá, sono prodotti da diversi anni da aziende operanti sull´intero territorio bavarese, e devono quindi essere considerati come appartenenti al patrimonio di tutta la Baviera, e non della sola cittá di Monaco: questa la tesi del Bundespatentgericht a sostegno della nuova sentenza.
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Pubblicato da sandro grosso
Febbraio 17, 2009
Dopo l´esito delle elezioni regionali in Sardegna di commenti da parte dei soliti intelligenti chic & freak ne ho giá sentiti a sufficienza. “Ma come si fa a votare per il centrodestra?”, “Con tutti i problemi che affliggono il Paese poi la gente continua a votare per Berlusconi”, “Ma come…???…”, “Ma perché…???…”, e via discorrendo.
Tutti che cadono dalle nuvole. Tutti che, molto facilmente, danno contro al popolo bue (o popolo pecorone, visto che ora parliamo dei sardi…). Mai un´autocritica, mai un tentativo di correggere il tiro, mai una discussione veramente aperta sul cercare un´alternativa a Berlusconi.
Io, dalla posizione di un centrodestra che non c´è – e che molto probabilmente in Italia mai ci sará, ma questo è un altro discorso – assisto con apprensione alla crisi del Partito Democratico e all´assenza di una vera sinistra progressista e socialdemocratica, perché senza una vera e rispettabile sinistra non vi sará mai un´altrettanto rispettabile destra. Ma di questo me ne preoccupo io e pochi altri. Per tutti gli altri l´importante è rimanere una spanna sopra gli altri, attuando quella terribile superioritá dell´elettore intelligente, e di logica conseguenza democratico doc. La parola d´ordine di questa classe elevata ed esclusiva? Dare sempre e soltanto contro all´avversario, anche quando questi si chiama popolo sovrano ed elettore.
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Pubblicato da sandro grosso